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Aggiornamento: 15 apr

Se vuoi correre una mezza maratona, ci sono diversi modi di affrontarne l’allenamento. Le maratonine risultano meno stressanti delle maratone. Non richiedono di correre quegli allenamenti di lunghissimo che t’impegnano per ore. Correre per tanto tempo ha il suo fascino, ma rappresenta un notevole stress per il tuo corpo. Le 21 km sono molto meno impattanti.


La distanza ufficiale della MEZZA-MARATONA è di 21,097 km. Questa distanza costituisce il giusto compromesso tra tempo richiesto dall’allenamento, gioia di correre e divertimento.


21 KM PER PRINCIPIANTI


Per i principianti, la mezza rappresenta la prima lunga distanza. È una tappa importante! La maggior parte di chi inizia a correre sogna di partecipare a una maratona. Tuttavia, per dare tempo al tuo corpo di adattarsi, dovresti prima preparare una 10 km. È consigliabile partecipare a una o più gare brevi prima di passare a correre una o più mezze. Solo dopo, potrai affrontare la maratona.


Un runner principiante ha bisogno di circa un anno per essere in grado di correre i 21,097 km. Se ti sei avvicinato da poco al mondo della corsa, non bruciare le tappe! Dai al tuo fisico il tempo necessario per crescere organicamente e affrontare lo sforzo di una 21,097 km.


21 KM PER ESPERTI


Se sei un runner di lunga data, o corri già da un po’, e decidi di partecipare a una mezza, devi prevedere di dedicare dalle 8 alle 12 settimane alla preparazione specifica per questo tipo di gara.


4 ALLENAMENTI CHIAVE PER PREPARARE 21 KM


Ci sono quattro mezzi di allenamento che ogni runner dovrebbe utilizzare per preparare una 21 KM. L’obiettivo principale è stare bene e migliorare la propria prestazione. Vediamoli nel dettaglio.


1. LUNGO LENTO


Basta arrivare a correre 18 chilometri un paio di settimane prima della gara per essere sicuri di riuscire a tagliare il traguardo di una mezza maratona. Non serve, se non in casi particolari, correre 20-25 km o più in allenamento.


Il lungo lento va interpretato a una velocità di 40-50 secondi al km più lenta della tua VELOCITÀ di Riferimento (VR). È anche un allenamento di transizione fra le sedute più impegnative. Quando il suo scopo è quello di essere un “raccordo“ fra i vari mezzi di allenamento, i chilometri variano dai 6 ai 12.


Il runner che regola l’intensità dello sforzo sulla base del ritmo della respirazione potrà adottare il sistema di velocità ideale in base alla regola Ritmo Corsa Respirazione Facile.


2. PROVE RIPETUTE


I runner più agonisti devono prepararsi alla mezza correndo con un buon impegno organico e respiratorio per diversi minuti. Per raggiungere questo obiettivo, sarà molto importante inserire lavori di prove ripetute di 2-3 km, per un massimo di 8-9 chilometri totali.


La velocità delle ripetute non deve essere troppo elevata rispetto a quella di riferimento. Il mio consiglio è di correre le ripetute sui 2 km a un ritmo di 3-5 secondi al km più veloce della VR. Quelle sui 3 km a un ritmo di 2-3 secondi al km più veloce della VR. Il recupero tra le prove deve essere di souplesse (corsa molto lenta), senza camminare. La durata del recupero può variare da 1 a 3 minuti. Più elevato è il livello del runner, più breve sarà il recupero.


Ecco alcuni esempi di lavoro di ripetute per corridori di diverso livello:

  • Runner alla prima esperienza sulla mezza maratona: 4 x 2 km a un ritmo di 5 secondi al km più veloce della VR, con recupero di 3 minuti.

  • Runner di medio livello: 4 x 2 km a un ritmo di 10 secondi al km più veloce della VR, con recupero di 2 minuti.

  • Runner esperto: 4 x 2 km a un ritmo di 20 secondi al km più veloce della VR, con recupero di 1 minuto.


Chi non ha voglia di controllare tempo e distanza può fare variazioni di ritmo correndo 3-4 volte dagli 8 ai 15 minuti a ritmo di Corsa con Respirazione Impegnata, recuperando da 1 a 3 minuti a ritmo di Corsa Respirazione Facile.


3. RITMO GARA


L'allenamento sulle sensazioni che proverai durante la gara è fondamentale. Si ottiene correndo dagli 8 ai 12 km a quello che pensi sarà il tuo ritmo gara sulla mezza maratona. Di norma, questo ritmo è dai 5 ai 10 secondi più lento della VR.


Soprattutto le prime volte, puoi frazionare la distanza in 2-3-4 ripetizioni con recupero di 1-2 minuti. Ecco alcuni esempi:

  • 2 x 4 km a RG (ritmo gara) con recupero di 2 minuti.

  • 4 x 3 km a RG, con recupero di 1 minuto.

  • 2 x 5 km a RG con recupero di 2 minuti.


Se sei un runner evoluto, puoi anche inserire tratti di corsa a ritmo gara nelle tue sedute di corsa lenta o a ritmo medio. Ecco un paio di esempi:

  • 3 km lento + 3 km RG + 3 km lento + 3 km RG.

  • 4 km medio + 1 km RG + 4 km medio + 1 km RG.


Il ritmo del medio in vista della mezza maratona è in genere di 15 secondi più lento della VR. Chi vuole usare il ritmo respiratorio deve sapere che per il medio è Corsa con Respirazione Leggermente Impegnata.


4. TEMPO RUN


Questo tipo di lavoro è riservato ai runner esperti e va corso a una velocità compresa tra quella della VR e una di 5 secondi al km più lenta. La tempo run è molto efficace, soprattutto se corsa nel mese prima della gara. Il chilometraggio massimo è di 8-12 km, distanze che possono essere corse in un’unica soluzione o in due frazioni di 4-5-6 km, con recupero di 2-3 minuti di corsa in souplesse.


Per chi si basa sulla respirazione, l’impegno respiratorio dovrà essere quello di Corsa con Respirazione Mediamente Impegnata, un po’ più alto rispetto a quello del ritmo gara. Prima di allenamenti di prove ripetute, variazioni di ritmo, tempo run, a ritmo medio e a ritmo gara, è necessario riscaldarsi con 10-20 minuti di corsa lenta e con 3-5 allunghi di 80-100 metri a ritmo gara dei 3 km.


Dopo questa premessa, scegli tra le diverse proposte di preparazione per una mezza maratona qui di seguito quella che più si adatta alle tue aspettative, ai tuoi impegni extra corsa e anche al tuo livello. Buon allenamento e buona mezza!


IL MINIMALISTA


Il minimalista è quel runner che vuole partecipare a una 21 KM ma ha davvero poco tempo da dedicare alla corsa. La mia proposta è semplice: correre tre volte alla settimana. Due corse infrasettimanali dai 40 ai 70 minuti, più un “lungo” nel weekend, che gradualmente si prolungherà fino alle 2 ore. Il ritmo di corsa sarà stabilito in relazione al ritmo respiratorio, che dovrà sempre consentirti di parlare con facilità (Corsa Respirazione Facile).


Alternativa


Se gli impegni lavorativi ti portano spesso in giro per il mondo, dovrai correre anche sul tapis roulant. Sono ormai molti gli hotel provvisti di aree fitness attrezzate.


Lungo


Per quanto riguarda il lungo nel fine settimana, dovrai aumentare gradualmente la lunghezza ma con opportune “pause”. Ad esempio, puoi partire con 70 minuti la prima settimana e correre 80 minuti la seconda settimana. La terza settimana non dovrai allungare ulteriormente, ma scendere a 60 minuti per dare modo al tuo organismo di adattarsi. La quarta settimana i minuti di corsa risaliranno a 90, la quinta a 100 e la sesta torneranno a 60 per riposare e dare spazio nuovamente agli adattamenti.


Obiettivo


Seguendo questo schema, dovrai arrivare a correre fino a 120 minuti, un tempo che ti garantirà di portare a termine egregiamente la tua mezza maratona.


IL RILASSATO


Il “rilassato” è quel runner che ha abbastanza tempo da dedicare all’allenamento e alla preparazione delle gare, ma non sopporta di dover sempre controllare il ritmo e il numero dei chilometri. Usa l’orologio per verificare il numero totale dei minuti e corre a “sensazione”. Se utilizza GPS e fascia cardio, li attiva quando parte e li controlla solo di sfuggita.


La corsa lenta eseguita a ritmo di Corsa Respirazione Facile può essere protratta fino a 1:50’- 2:00’. Il medio va corso a ritmo di Corsa Respirazione Leggermente Impegnata. Può variare dai 50 minuti fino a 1:10’. Le tempo run vanno interpretate a ritmo di Corsa Respirazione Moderatamente Impegnata. Possono essere corse in un’unica soluzione di 40-50 minuti oppure divise in due frazioni di 20-25 minuti.


Le prove ripetute vanno corse a ritmo di Corsa Respirazione Impegnata. Potranno essere quelle previste per i runner di medio livello, oppure organizzate come 3-4 prove di 10-15’, con velocità da CRMI a CRI e con recupero a ritmo CRF della stessa durata della prova o più corto.


In gara, il “rilassato” partirà a ritmo Corsa Respirazione Leggermente Impegnata, per poi cercare di aumentare nel finale, dove potrà arrivare a girare a ritmo Corsa Respirazione Moderatamente Impegnata.


IL TRADIZIONALISTA


È il classico runner metodico e preciso. Per la sua preparazione segue schemi d’allenamento che derivano dal mondo dell’atletica. È attento a tutte le novità del momento e corre con GPS, cardio e abbigliamento ultimo modello. Per il tradizionalista, la corsa è una vera passione e vi s’impegna sempre al massimo. In genere si allena dalle 4 alle 5 volte a settimana.


Fai il Test


Se ti riconosci in questa categoria di runner, prima di cominciare la preparazione della tua 21K, esegui un test per la determinazione della VR.


LE GARE TEST

La tua programmazione dovrà comprendere una o due gare test, di lunghezza non inferiore ai 10 km e non superiore ai 14 km. Queste ti serviranno ad allenare il fisico e, soprattutto, la mente all’agonismo. La voglia di battere i compagni di corsa non deve mai diventare un’ossessione.


LE RIPETUTE SUI 1000 METRI

Oltre ai quattro mezzi di allenamento classici, i runners tradizionalisti possono correre le ripetute sui 1.000 metri. Queste prove vanno corse a una velocità di 6-7 secondi più veloce della VR. Il loro numero può variare da 4 a 8. Il recupero è piuttosto breve, da 1 a 2 minuti. Se hai difficoltà a recuperare tra una prova e l’altra, riduci leggermente la velocità delle ripetute, ma non allungare il recupero.


IL MULTISPORTIVO


Sono sempre di più i runners che abbracciano la filosofia del cross training. Alternare il running con altri sport contribuisce a prevenire infortuni e non crea deficit nelle prestazioni. I mezzi alternativi più usati sono la bici e il nuoto.


Se appartieni ai multisportivi, per la tua preparazione alla mezza segui quanto indicato per il runner “minimalista”. Se invece per te i 21K sono una priorità, devi valutare con attenzione i mezzi alternativi da utilizzare, soprattutto nelle ultime 8-10 settimane prima della gara.


Il ciclismo o la cyclette possono sostituire il lungo-lento di 10-14 km e possono essere impiegati per favorire il recupero dopo allenamenti intensi. Il ritmo deve essere blando, i rapporti agili, la pedalata leggera.


Il nuoto è ok, ma senza esagerare né con l’intensità né con la durata delle sedute. Nuota al massimo 50 minuti, utilizzando poco gli stili rana e delfino e dando invece ampio spazio al dorso.


LO STRONG RUNNER


Gli Strong Runner sono quelli caratterizzati da maggior spirito agonistico. Si allenano 5-7 volte a settimana. Corrono per andare forte e puntano a buone prestazioni cronometriche. Gli esercizi di stretching, propriocettiva e core stability sono parte del loro programma di allenamento.


L'ALLENAMENTO


Nei loro programmi compaiono il progressivo come alternativa al medio, le prove ripetute brevi per sviluppare la VAM (velocità aerobica massima) e le ripetute in salita per allenare la forza specifica.


Il progressivo può variare dai 9 a 16 km e prevede di utilizzare all’interno dello stesso allenamento tre diversi tipi di velocità. Un esempio: 16 km con 4 km lento + 4 km medio + 4 km RG.


Le prove ripetute brevi possono essere di 200-300-400-500 metri. I 200 vanno corsi a una velocità di 30-35” al km più veloce della VR. Il recupero tra le prove varia tra 1’ e 1’30” ed è di corsa molto lenta (souplesse).


Prof. Enrico Olivieri

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Aggiornamento: 2 ago 2025


La settimana di SCARICO e PRE-GARA nel Trail Running: TAPERING

Lo scarico pre-gara è fondamentale per arrivare al massimo della forma al via.

Ogni tipo Trail ha le sue esigenze specifiche: trail CORTO (dai 10 ai 15 km), una distanza MEDIO-LUNGA (dai 17 ai 42 km) e un ULTRA (dai 43 km).

Il tapering, quello che una volta si chiamava scarico pre-gara, è sicuramente uno dei momenti più delicati per qualsiasi atleta di qualsiasi sport di resistenza.

Questa tecnica va utilizzata non solo in pre-gara, ma è fondamentale inserire fasi di scarico sistematici nella preparazione atletica. Utilizzando il Tapering nell'allenamento standard, garantisce la massima efficacia ed efficienza fisica e mentale, ottenendo risultati di performance sempre crescenti.

inoltre. è da tenere fortemente in considerazione l'efficacia che il Tapering ha nella prevenzione infortuni da carico di lavoro.

Nel pre-gara nascono tutti i dubbi sulla propria preparazione, si sente di non essersi allenati abbastanza, si ha paura di perdere la forma fisica e di riposarsi troppo, si vorrebbe trovare l’allenamento finale che possa far fare quel salto di qualità che manca, si vorrebbe testare la forma e avere conferme; o al contrario, si vuole riposare il più possibile per arrivare più freschi e motivati alla gara.

Diversi studi suggeriscono metodi per effettuare il miglior tapering, tanto che è universalmente riconosciuta l’importanza di diminuire gradualmente il volume, mantenendo però l’intensità. Ma, ovviamente, tutto dipende dal proprio livello atletico, dalla lunghezza della gara che si sta preparando, dal tipo di percorso, dalla durata in ore, da eventuali notti da passare sui sentieri, oltre all’importanza dell’obiettivo.


Ti propongo alcuni suggerimenti di tapering per trail CORTO, MEDIO-LUNGO e ULTRA.


Trail CORTO

Nel periodo di tapering per un trail breve è importante mantenere intensità anche negli ultimi 7-10 giorni di preparazione, eventualmente anche sfruttando una gara come ultimo test. Poi è necessario ridurre il volume, riposando, ma con un ultimo richiamo di intensità a 3 o 4 giorni dalla gara obiettivo.

Se dovesse essere il vostro primo approccio ad una gara di trail running e non siete molto allenati su ritmi intensi, sarà sufficiente ridurre il volume nei giorni precedenti, per poi godervi l’esperienza e scoprire qualcosa di nuovo.


Trail MEDIO-LUNGHI

Più si allunga la distanza di un trail, meno l’intensità sarà importante negli ultimi 7-10 giorni pre-gara, anche se qualche stimolo è sempre bene inserirlo. Se il livello atletico è buono, a una settimana dal via è possibile fare un ultimo giro tra i sentieri, ma senza esagerare, magari correndo qualche tratto a ritmo gara.

A 3-4 giorni dall’obiettivo si può inserire una corsa con variazioni veloci o brevi tratti a ritmo gara, ma evitando l'eccessivo affaticamento. Mantenere del leggero dislivello è utile per non perdere gli adattamenti muscolari per le discese.

Negli ultimi 2 giorni, quasi sempre è meglio dedicarsi a un giorno di riposo e a una breve corsetta, organizzandosi in base agli spostamenti e ai propri impegni.


ULTRATRAIL con corsa in notturna

Per le lunghissime distanze il riposo pre-gara è fondamentale, non solo per quel che riguarda più strettamente l’allenamento in sé, ma con un occhio di riguardo al recupero e alle ore di sonno.

L’ultimo “lungo” è meglio farlo non più tardi di 2 settimane dalla gara, seguito da un'uscita più breve a una settimana dalla gara. Può essere anche corso a ritmo intenso, ma senza strafare; il corpo non deve essere stressato.

È necessario cercare di riposarsi il più possibile, inserendo qualche uscita a ritmo blando e con qualche leggero dislivello, per non far perdere alle fibre muscolari la forza necessaria per le discese. Attenzione anche all’alimentazione, che dovrebbe essere più leggera e adeguata al ridotto consumo calorico degli allenamenti.

Riuscire ad arrivare ben rilassati e non consumati dall’attesa sarà la chiave per riuscire a terminare la gara con successo.



Prof. Enrico Olivieri

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Aggiornamento: 2 ago 2025


Stretching, come farlo nel modo giusto e 10 falsi miti da sfatare

Dieci convinzioni sbagliate a proposito dell'allungamento muscolare per imparare a fare stretching nel modo più corretto


Stretching o non stretching, questo è il problema.

Usando una semi-citazione di Shakespeare, riassumiamo quello che è diventato uno dei più grandi dilemmi del runner.

Che siate a favore o contro o indecisi, qui di seguito dieci convinzioni sbagliate a proposito di allungamento muscolare, per fare chiarezza su un'attività comunque fondamentale anche per chi corre.


1. NON SERVE A NIENTE

Verissimo: non serve a niente... se non lo si pratica. Allenare l’estensibilità muscolare rappresenta un tipo di allenamento che può avere paradossalmente lo stesso effetto di un allenamento di forza. Questo perché la forza prodotta dalla contrazione muscolare è direttamente proporzionale, ci si perdoni il linguaggio "difficilotto", al numero di cross bridges attivati per accorciare la distanza tra sarcomeri muscolari, ossia le piccole unità della fibra composti principalmente da miosina e actina.

Se facciamo lavorare spesso i muscoli con lo stretching, dunque, faremo sì che partano da una distanza più vantaggiosa per attivare il numero di ponti (bridges) massimo possibile. Come ogni tipo di allenamento, il suo effetto è reversibile, dunque consigliamo di praticare lo stretching anche in una sessione dedicata, da una a tre volte alla settimana.


2. STRETCHING E' SINONIMO DI RISCALDAMENTO E/O DEFATICAMENTO

Falso, lo stretching può far parte di entrambe le fasi di allenamento, ma non va considerato alla stregua di esse. Il warmup, in italiano “attivazione”, ma ormai accettato come “riscaldamento” (termine che ne individua solo un aspetto), è quella routine di esercizi da eseguire prima di cominciare ad allenarsi o a gareggiare. Lo stretching può essere uno degli aspetti del warmup, in quanto contribuisce all’attivazione del processo di vascolarizzazione, nonché alla lubrificazione delle articolazione, ma non riesce a rendere i muscoli caldi a sufficienza per una normale attività, né pronti a sforzi pesanti.


3. NON IMPORTA LA POSTURA

Sbagliare gli esercizi di stretching è (forse) peggio che non farli. La postura è importantissima, tanto da determinarne l’efficacia e la buona riuscita, così come una buona esecuzione. Il corpo umano, oltre a ricercare ciò che lo fa star bene, rifugge ciò che lo fa star male. Dunque se un esercizio di allungamento provoca dolore, generalmente cerchiamo di compensare approfittando della generosità di altri distretti. Un esempio: se non riusciamo a toccare terra flettendo il busto in avanti, generalmente compensiamo con una postura sbagliata, piegando le ginocchia oppure incassando il collo nelle spalle. Occhi più esperti potranno notare ulteriori compensi con rotazione del bacino o della schiena.


4. SI PUO' FARE ANCHE IN FRETTA

Falso. Così come, iniziando a correre, c’è da “rompere il fiato”, lo stesso avviene, in maniera meno percepibile, anche per lo stretching. Il muscolo, specialmente se poco abituato al tipo di lavoro, ha bisogno di qualche minuto per potersi distendere a dovere. Per ridurre questo tempo può essere d’aiuto fare qualche esercizio propedeutico al rilassamento, come la respirazione addominale. Affrettare i tempi allungandosi bruscamente può portare a far lavorare un muscolo più di un altro, risentendo poi gli effetti sui successivi allenamenti o performance.


5. UTILE SOLO SE FA MALE

Se affrontato con le dovute attenzioni, lo stretching può anche rivelarsi un allenamento piacevole. È indubbio che richiederà tempo e buona applicazione per risultarlo appieno. Se proprio non riuscite ad avere “buone vibrazioni” dalla sessione, cercate di richiamare alla mente come il corpo si sente libero e sciolto nel post. Attenzione: lo stretching di tipo balistico, ossia la metodologia con cui si cerca di raggiungere il massimo allungamento per frazioni di secondo con l’aiuto di una spinta/rimbalzo, è da lasciare ad atleti evoluti di certi sport: il rischio di questo tipo di stretching è infatti che i fusi neuromuscolari comandino una contrazione riflessa per evitare lesioni, ottenendo così il risultato contrario a quello desiderato.


6. LA RESPIRAZIONE NON INFLUISCE

Falso, ma non troppo. Una perfetta gestione delle fasi di inspirazione e di espirazione contribuisce ad avere una postura migliore e dunque a potersi allungare in maniera ottimale. Durante l’espirazione si ha un tono vagale che contribuisce al massimo allungamento. Tuttavia, se si è in grado di gestire bene l’esercizio, sarà sufficiente respirare come viene naturale. È fondamentale evitare le apnee.


7. NO PRIMA DELLA GARA O DELL'ALLENAMENTO

Un’attenzione speciale, come allenatori e atleti, a usare lo stretching in questa fase, è quella del profilo di umore. Avendo effetto rilassante sia sui muscoli che sulla mente, lo stretching è ottimo per tutti i runner che “corrono con l’ansia”: contribuirà a riportarli in uno stato vigile ma senza soffrire la pressione della gara. Al contrario, è bene fare solo brevi esercizi di stretching quando l’atleta si presenta con poca motivazione. Meglio aspettare che si “ricarichi”.


8. OBBLIGATORIO SUBITO DOPO UNO SFORZO

No, dopo allenamenti o gare non è così necessario e talvolta neanche tanto benefico. Al termine di uno sforzo anche impegnativo non è detto che il muscolo sia necessariamente contratto. Anzi, a fine sessione è molto caldo, elastico e minimamente viscoso. Il movimento, comunque traumatico, della corsa crea microlesioni muscolari, per cui un allungamento, se brusco, aumenta il numero di miofibrille da “ricucire”, contribuendo solamente ad aumentare il tempo di recupero. Non è male, invece, fare stretching in una sessione dedicata.


9. STRETCHING DINAMICO O STATICO SONO SIMILI

In realtà tra i due tipi di stretching c’è un grandissimo divario. Al primo si riconosce di avere più sport-specificità ed essere, oltre che più divertente, anche un ottimo modo di cominciare il warm up atletico. Spezziamo tuttavia anche una lancia per il secondo: lo statico è lo stesso molto efficace anche perché di facile esecuzione. Negli ultimi anni la metodologia sportiva utilizza una forma intermedia di stretching: l’allungamento, statico, che viene potenziato dalla contrazione dei muscoli antagonisti a quelli che si stanno stirando.


10. SI PUO' FARE DAPPERTUTTO

Per sfatare questo cliché, immaginatevi nel mezzo di una calca a fine gara, magari con i vostri amici che devono tornare a casa velocemente, o con la pioggia incombente. Oppure, una volta tornati/e a casa, la vostra famiglia vuole riprendersi il tempo che avete dedicato a voi stessi. No, proprio non è il caso d’iniziare una sessione di stretching. E allora che fare? Sorridete e rimandate la sessione a più tardi nel pomeriggio o al giorno dopo. Nel frattempo il muscolo penserà ad autoripararsi, mentre voi vi dedicherete alla vostra vita. Mi raccomando, quando sarà il momento di stretchare, assicuratevi che nessuno vi interrompa per almeno venti minuti: avvisate chi vi sta intorno, silenziate il telefono, chiudete la porta (se al chiuso) e possibilmente accompagnate il tutto con una musica adeguata (chi ha detto che non si possa conciliare lo stretching con gli AC/DC?).



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